Quando si decide di investire professionalmente in un attività familiare impegnativa, come il settore ristorativo o alberghiero, non bastano le conoscenze acquisite attraverso gli insegnamenti dei membri già radicati nel settore. Questi sono sicuramente “pillole di saggezza” di cui far tesoro; ma è importante seguire un percorso di studio ad hoc che aiuti a crescere sia da punto di vista teorico che pratico. Ciò a maggior ragione se si intende assumere le redini dell’hotel di famiglia, dove oltre il senso di responsabilità – tipico di ciascun lavoro - vige quel valore affettivo che induce a impegnarsi ancora di più per preservare quella parte importante della propria vita.
Lavorare nel settore dell’ospitalità implica il confronto con persone di ogni provenienza e con abitudini differenti dalle nostre. Pertanto, è importante scegliere un percorso formativo che permetta di apprendere e di migliorare gradualmente la conoscenza di lingue straniere. Per poter lavorare nell’ambito “turistico” bisogna essere in grado di padroneggiare almeno 2 lingue. Senza ombra di dubbio, una di queste è quella inglese, la cui conoscenza deve essere portata almeno a un livello intermedio, siglato come B2. La seconda può essere un'altra lingua europea, come il francese, il tedesco o lo spagnolo, che serve anche tutto il Sudamerica. Ci sono poi le lingue “emergenti”, cinese e arabo, ma lì l’impegno richiesto è indubbiamente maggiore.
L’indirizzo di studio da privilegiare sia per quanto riguarda il diploma di scuola superiore che quello successivo universitario deve essere turistico-alberghiero, in quanto non solo permette di sviluppare le proprie abilità linguistiche, ma favorisce l’apprendimento delle discipline economiche necessarie per la gestione e per la contabilità aziendale.
L’ITSE, Istituto Tecnico Settore Economico con indirizzo Turismo, permette proprio di approfondire tutte queste diverse discipline. Una hotel è una impresa che ha diversi rami d’azienda, e bisogna avere una preparazione in diverse settori. Poi sicuramente si avranno collaboratori esperti, ma per essere amministratori è indispensabile avere capacità organizzative, amministrative e commerciali. Questo percorso formativo, a seconda delle mansioni che si intende ricoprire, si declina in un ampio ventaglio di specializzazioni. Ad esempio, comprende il ramo enogastronomico (per candidati chef, sommelier, restaurant manager, cameriere, etc.); oppure quello di ricevimento (dove figurano receptionist, hostess, portiere, front office manager, etc.) e ancora quello a indirizzo management per funzioni direzionali.
Abbracciare l’attività alberghiera di famiglia significa condividere gli stessi principi, primo fra tutti quello dell’interculturalità. Per lavorare in un hotel è importante essere libero da pregiudizi di qualsiasi natura. Bisogna avere la consapevolezza che la propria attività è un porto di mare, dove trovano accoglienza persone di ogni provenienza geografica, politica e religiosa. La parola chiave del lavoro è proprio “accoglienza”, e affinché ciascuno si senta come “ a casa” è importante dotare se stessi e il proprio team collaborativo di organizzazione e di metodicità, in grado di mischiarsi con quell’umanità che rende prezioso ogni momento.